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Nell'ormai lontano 2000, all'età di 20 anni decisi d'intraprendere il mio primo viaggio solitario oltreoceano. Dato che a quell'età quando fai le cose, o sono estreme, oppure non hanno motivo di esistere, scelsi il continente più lontano dall'Italia, ovvero l'Australia, che da li a poco scoprì essere anche chiamata il down under, che per un cittadino ufficiale del down under d'Italia non era così spaventoso...
Prima di partire raccolsi 5 milioni di lire facendo lavori d'ogni sorta. Soldi alla mano, senza aver preventivamente prenotato ostelli e senza amici e/o parenti ad aspettarmi al mio sbarco, salutai i miei nonni milanesi e miei genitori terroni e mi spedì a Aussie land.
Un vero avventuriero o un pazzo incosciente? Ancora oggi non so rispondermi.
I miei primi ricordi dello sbarco ormai sono vaghi e confusi, anche perché dopo 30 ore di viaggio, di cui 24 passate in aereo, la mente comincia a vacillare. Quello che ricordo bene è che uscito dall'aeroporto di Sydney presi un taxi guidato da un improbabile taxista cinese, sbarcato in Australia forse solo una settimana prima di me. L'unico posto nel quale fu in grado di parcheggiarmi fu un ostello accanto China Town decadente, pieno di asiatici al quale si andava ad aggiungere un terrone italiano appena sbarcato... io.
Onestamente l'impatto sembrerebbe brutto, ma era proprio quello che cercavo, avventura e imprevisti nel posto più lontano e sconosciuto e con le persone più diverse da me!
Il giorno seguente, che sopraggiunse dopo solo 4 ore di sonno (alle 5 di mattina - strani effetti collaterali del jet lag) e un incontro con svariati scarafaggi nella doccia, uscì dal putrido ostello e cominciai a vagare per le strade di Sydney senza aver la più pallida idea di dove andare e perché. Girovagando intravidi in lontananza il ponte più famoso della città, l'Harbour Bridge e pensai subito che se c'era lui ci sarebbe stata anche l'Opera House, che sapevo a mala pena essere un teatro.
Bisogna ricordarsi che negli ultimi anni il governo australiano ha fatto una grande opera di divulgazione e un bombardamento mediatico pazzesco, ai fini d'incrementare il turismo. Quindi ora si sa tutto dell'AU ma nel 2000, prima delle olimpiadi, di quella terra lontana le persone comuni come me sapevano ancora poco, non esistevano i working holiday visa e anche sulle riviste di settore non se ne parlava poi così tanto.
Raggiunto il ponte con teatro annesso sulla baia più bella del mondo ebbi un primo strano presentimento... quello di sentirmi a casa.
PREPARAZIONE E SBARCO di Valerio Bellone
Il racconto prosegue nei prossimi giorni...
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25/11/2009, Australia
