Cincinnato in Wonderland
Dammi la Mano...Fratello
- By: Contega
- Il: 17.02.2010 03:06:26
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La diversità è l’elemento che rende diverse due entità a confronto. E’ proprio il Confronto che rende possibile la consapevolezza del “TU-IO”; guardare chi ci sta di fronte è essenziale per prendere consapevolezza di chi siamo. Marcare una differenza significa segnare un confine netto: significa interrompere quel Dialogo “TU-IO”.
Gli errori storici, che purtroppo ancora oggi minano il valore\diritto dell’Uguaglianza, sono principi letali per la dignità umana come la Xenofobia, la Pulizia Etnica, la violazione dei Diritti Umani.
Nella vita bisogna accettare la diversità; Il mondo è popolato da miliardi di entità diverse, ed il “mondo” fa parte della nostra vita. Siamo parte di quel flusso “diverso” per colore, sesso, religione,politica (ecc) che proprio nella sua varietà si identifica con l’uguaglianza. Sono Uguale a Te e sono contento di esserlo, nel rispettarti vedo la mia dignità.
Africa!!!
- By: Contega
- Il: 07.10.2008 20:15:33
- In: Pensieri liberi
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Lo sapete che il 90 per cento delle persone che sbarcano sulle coste siciliane a bordo delle cosiddette carrette del mare, sono per lo più somali, eritrei, sudanesi?
Somalia, Eritrea, Etiopia(corno d’africa): non vi dicono nulla questi nomi? Dovrebbero, poiché sono state colonie italiane e sono tra i pochissimi posti al mondo dove troverete, ancora oggi, qualcuno che parla l’italiano in maniera accettabile.
Eppure, né l’afflusso massiccio d’uomini e donne da quelle terre e né l’esplosione di un conflitto armato in Somalia, con coinvolgimento degli Stati Uniti, è riuscito a convincere il mondo dei media, della politica istituzionale (con rare eccezioni) e dei cosiddetti “movimenti” ad occuparsi in maniera approfondita, con taglio storico e politico, di ciò che avviene nel Corno d’Africa e, per estensione, anche delle dinamiche che stanno attraversando un continente, come quello africano, tutt’altro che amorfo e passivo, davanti all’incalzare incessante dei modelli di vita e sviluppo (?) imposti, ora come allora, dai soliti noti.
Per molti, compresa buona parte dell’intellighenzia progressista, l’Africa continua ad essere, come lo fu per gli antichi romani: ”Hic sunt leones”. Un mondo ormai condannato, superfluo, che, potrebbe essere cancellato dalla carta geografica, tanto che, per il pianeta, l’equazione di potenza globale rimarrebbe pressoché immutata.
Al limite, un campo d’esercitazione per la (lucrosa) industria della compassione e beneficenza.
L’Africa coincide con i suoi mali (epidemie, AIDS, guerre civili, dittature…), di essa si occupa l’emergenza, la cronaca che, espone i fatti ma non la Storia la quale, invece avrebbe il compito di spiegarli ed inquadrarli: in questo c’e’ il vizio d’origine del colonialismo che, evidentemente non poteva giustificare la tratta degli schiavi e lo stupro di un territorio e delle sue ricchezze se non negando all’africano una civiltà preesistente al suo arrivo, se non negandogli la sua Storia.
I primi esploratori e viaggiatori che si erano inoltrati nella terra dei leoni già nel xvi secolo, senza propositi di sopraffazione, avevano descritto civiltà paragonabili alle loro, con atteggiamento di curiosità ma mai di disprezzo.
Il viaggiatore diverrà colonialista quando, avrà accanto a se, l’antropologo, il religioso ed il capitale: ciò che prima era curiosità, interesse si trasformerà in disprezzo e distruzione.
Il male ed il dolore che s’infliggevano e s’infliggono al continente sono catartici, lo liberano dalle tenebre e dalla brutalità per inserirlo nel consorzio civile, quindi sono mali necessari, utili e, soprattutto, mai abbastanza sufficienti
Don't Forget About Us
- By: Contega
- Il: 11.05.2008 14:09:48
- In: About Somethin'
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Dopo mesi e mesi di occupazione forzata, di massacri ed oppressione ora ci si mette anche il ciclone Nargis a mietere ulteriori vite. Centinaia i morti, innumerevoli le abitazioni e templi distrutti. Nella citta' di Labutta, dove l' 80% delle case sono state distrutte, le autorita' sono in grado di distribuire solo una ciotola di riso al giorno ad ogni famiglia, secondo quanto e' stato detto da un funzionario della Commissione Europea a Reuters. PECHINO -- Impauriti, nervosi, stanchi, assetati e affamati i birmani oggi sono andati alle urne dopo l'ordine perentorio dei generali: votate per approvare la nuova costituzione.
Intanto i profughi del disastro causato dal ciclone Nargis si accampano in monasteri e scuole, le uniche strutture rimaste in piedi dopo il ciclone, avendo ricevuto una dispensa speciale per il loro “dovere civico”, voteranno tra due settimane, il 24, una data entro cui difficilmente sarà tornata la normalità del sud della Birmania. Anche nell’ex capitale Rangoon, maggiore città del paese, si andrà alle urne il 24.
“Invece di concentrare tutte le risorse per salvare le vittime del ciclone, i militari si concentrano a legalizzare il potere militare in Birmania per sempre attraverso un referendum costituzionale fasullo,” hanno scritto ieri in una dichiarazione congiunta l’Alleanza di Tutti i Monaci Birmani, gli Studenti della generazione 88 e le Unioni studentesche della Federazione Birmana.
Intanto tra gli osservatori asiatici si diffonde la paura di un progressivo sbriciolamento della Birmania.
E' un paese "storicamente sfortunato"...che ha estremo bisogno d' aiuto...vittima della prepotenza e soggiogato dal controllo di un isterico governo. E' semplice puntare un fucile contro un monaco, un bambino o una famiglia che ha a disposizione solo una ciotola di riso al giorno. Pero', si sa chi e' piu forte...guardando entrambi negli occhi vedi arroganza nel soldato, che nulla varrebbe senza quel pezzo di ferro tra le mani, ed innocenza in quel bambino vestito di rosso...che ti guarda con spaventosa' maturita'. Anche dietro la paura quel bambino e' piu' alto del fucile.
"Siamo tutti esseri umani e, da questo punto di vista, siamo uguali. Noi tutti vogliamo la felicità e non vogliamo soffrire. Se consideriamo questo fatto, troveremo che non ci sono differenze tra persone di diversa fede, razza, colore, cultura. Tutti noi abbiamo questo comune senso di felicità."