iK supetramp

Harmattan /2

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Decine di maliani si ammassano intorno ai passeggeri del volo Casablanca-Bamako, appena atterrato: superati i controlli - una mera formalità, a dire il vero: verificano il passaporto e il visto - ci caricano i bagagli e parlano, parlano per aiutarci, per contrattare prezzi di servizi, per portarci ai taxi.

Arriva la nostra guida, Jaques, maliano, marito di Silvana, una cooperante di cui parleremo in seguito. Non lo conosco, ma appena me lo indicano la confusione svanisce: siamo in Africa, abbiamo qualcuno di cui possiamo fidarci ciecamente.

I bagagli e il gruppo sono la stessa cosa, ci trasciniamo ai taxi - c'è tutto, bambini, storpi, un nano, mendicanti, si ammassano intorno a noi e capire qualcosa è davvero difficile -, finalmente verifichiamo che ci sia tutto il nostro bagaglio, saliamo e comincia un nuovo viaggio, onirico, attraverso le strade notturne della capitale. Il foulard che ho al collo è provvidenziale, la polvere è ovunque - si anniderà presto nelle nostre gole lasciandoci come ricordo del Mali gole infiammate e bronchiti -. Dal finestrino, l'aria è quasi fresca. L'autoradio non c'è, è stata sradicata. Al suo posto, un radione portatile piantato sul cruscotto lascia uscire musiche maliane: il percorso verso la Croce Rossa, dove la delegazione Recosol verrà ospitata, ha la sua colonna sonora naturale, che prosegue anche quando alcuni militari ci fermano a un posto di blocco.

Harmattan - Diario di viaggio

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Nota: da oggi, per qualche giorno, proverò a ricostruire sulla base del ricordo, il viaggio in Mali di cui sono reduce insieme a una delegazione italiana della ReCoSol. Ci saranno immagini, impressioni, aneddoti, storie. Harmattan è il nome del vento secco che soffia in Mali e che solleva nuvole di polvere che aggrediscono le gole di abitanti e viaggiatori. E' un vento caotico, privo di direzioni univoche. Harmattan è anche il titolo del documentario che questo viaggio partorirà. Un documentario la cui gestazione è appena entrata nel vivo. E i termini "parto" e "gestazione" non sono usati a caso. Presto capiremo perché.

Torino-Bamako Il gruppo Recosol - tutti tranne una - si fa Torino-Malpensa in pullman. Ricongiunti con l'ultima componente del gruppo all'aeroporto, ci si sottopone alla consueta trafila: controlli, bagagli imbarcati, check in.

Si parte e in meno tempo di quanto si potrebbe pensare, l'Africa, quella del nord, quella più vicina, assume le forme di Casablanca.

Ore di attesa nell'aeroporto: a proposito di tempi, l'ora è già cambiata, siamo indietro rispetto all'Italia, ma non è abbastanza per patire effetti di jet lag. Comunque, quando c'ero stato, anni fa, per lavoro, l'aeroporto di Casablanca sembrava un caravanserraglio. Gente che fumava ovunque, contrattazioni che nemmeno a Wall Street, viavai di merci e viaggiatori. Ora è un luogo moderno. Un non-luogo moderno, un vero e proprio Aeroporto Internazionale con le iniziali maiuscole, anche se ha ancora una ridicola area fumatori delimitata da quattro paletti in croce, sponsorizzati: è aperta, ovviamente, nessun isolamento da tutto il resto, quindi il fumo si sente eccome, passandoci accanto. Si fuma anche nel ristorante dove ci concediamo qualcosa da bere e da mangiare, per ingannare il tempo.

Fadjala Sissoko

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Sono tornato dal Mali. Sono tornato dall'Africa vera, quella dove gli occidentali non ci sono, i bianchi si chiamano Tubabu e sono un'attrazione da zoo, alcuni bambini non ne hanno mai visti e scappano spaventati, altri ti cercano le mani per stringerle, per confrontare i colori delle pelli, per sentire quanto sono morbidi i nostri palmi di privilegiati occidentali; l'Africa dove ti battezzano con un nome locale a seconda delle tue fattezze (il mio è Fadjala Sissoko. Sissoko è un cognome molto comune, Fadjala significa "padre albero"), dove ti salutano, dove ti sorridono e ti offrono tutto quello che hanno. Per i resoconti, le foto, i video, c'è tempo. Per ora ci sono i ricordi, basta ancora chiudere gli occhi per cancellare i palazzi, le macchine, l'asfalto e le luci e vedere solo l'ocra dei villaggi, il buio della notte, la sabbia sollevata dall'Harmattan.

Harmattan

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Fra poche ore si parte. Prima tappa, Malpensa. Da lì, volo per Casablanca. Qualche ora di attesa, giusto il tempo per rivedere qualche angolo della città e poi ci sarà il volo per Bamako, Mali.

Pernottamento e poi un treno sulla linea per Dakar ci porterà a Oualia, un comune rurale: il tempo di percorrenza è un'incognita, ci sono solo tre convogli a settimana.

Il bagaglio è ridottissimo, quasi tutto a beneficio dell'attrezzatura tecnica. Si parte con una missione umanitaria (due ostetriche, una tesista, un professore, un assessore comunale, un'operatrice sociale) della ReCoSol, la Rete dei Comuni Solidali.

Quel che ci aspetta in Mali è un'incognita: chi ci è già stato, del gruppo, non vuole raccontarci molto per farci godere appieno dell'esperienza.

Noi siamo pronti, un po' tesi, emozionati.

Pronti per vivere questo viaggio e per catturarlo e raccontarlo in un documentario che si intitolerà "Harmattan". Il nome del vento del Mali.

i personaggi...

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Alberto Puliafito - Art Director (non ama prendersi sul serio, lui). Classe 1978, un uomo un perché. Detto in maniera permalosa e anche un po' aggressiva. Del resto, ha un blog. L'indignato



Fulvio Nebbia, classe 1978, è l'anima sinistra del gruppo. Bell'uomo, ritardatario proverbiale e fancazzista. O meglio, più che fancazzista ha i suoi tempi. Geologici. Sostiene di eccellere in tutto quello che fa. Lentamente.

chi siamo?

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Nome:
iKsupertramp
Età:
29 anni
Dove mi trovo:
Torino

Pimp My Video!
29/07/2008, Iniziative

Il tuo filmino delle vacanze come un videoreportage di viaggio?   Se state prepardo le valige non...