ilcanetto hawaiano

Sono italoamericano

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Ohh eccoci qui, dopo un po' di tempo passato in giro a fare, dire e incontrare gente!
Trascorse un po’ di settimane, come succede a chiunque viaggi solo, si comincia a sentire un po’ di nostalgia, se fossi brasiliana come la mia amica Amanda potrei azzardare dicendo che a volte cado nella saudade e così mi emoziono se per caso trovo scritto da qualche parte LY ricollegando il tutto alla parola Italy e ho dei sussulti!  Allora vado a Waikiki e cammino per le strade dove sono esposti in tutta la loro maestosità negozi come : Gucci, Fendi, Armani, Prada e mi sento un po’ a casa, è come se prendessi per mano un amico e mi facessi una bella chiacchierata,  anzi drizzo la schiena e mi sento ancora più figa! Ahahha sarò diventata pazza per il troppo sole o per qualche botta in testa regalatami dalla mia tavola?? E pensare che io in negozi come quelli non mi ci sono mai neanche avvicinata!
Un paio di giorno fa sono andata a visitare il centro commerciale più grande del pacifico: Ala Moana Center! Beh ragazzi c’è poco da dire… la Vegas di chi ha moooolto da spendere in vestiti, gadget e accessori!! Un posto enorme di 4 piani nel quale non saprei quantificare il numero di negozi… incredibile! Dopo qualche ora e con  un po’ di dollari in meno ho cominciato ad avere problemi di labirintite e sono scappata a gambe levate. Quando è troppo, signori, è davvero troppo!
Ho scoperto che significa CONSUMISMO made in USA!
Sono certa che alcune di voi apprezzerebbero molto una seppur breve ma emozionante descrizione alla Alberto Angela del sito, ma io davvero ho avuto grossi problemi lì dentro e solo a ripensarci mi gira di nuovo la testa! quindi magari la prossima volta...
Comunque da lì è partita una nuova avventura…
Ero nel mostro commerciale e come spesso capita mi ritrovavo a buttare un'occhio nei negozi italiani per vedere se almeno uno “vero” proveniente dal bel paese era dietro il bancone a far pandant con la merce super costosa; e proprio mentre svolgevo la mia funzione di bella e super abbronzata Mata Hari del Pacifico, ecco che ti becco un ragazzo italianissimo: Giuseppe, 38 anni, Vicenza, biondo, occhi azzurri e dall’aria simpatica. Da lì emozione e go go, abbracci, scambi di numeri e promesse di rivederci quanto prima. Tra le varie informazioni, da tristi emigranti, mi ha rivelato che all'università ci sono altri italiani nel dipartimento di lingue straniere.
Mmh benissimo il cervello e il mio cuore si sono stretti in un’alleanza oltre oceanica e hanno deciso che era giunto il momento di organizzare una rimpatriata tricolore!!!
Salutato il “vicentino” Giuseppe sono andata in un centro commerciale lì vicino per comprare le stesse cose, ma a prezzi più ridotti; e mentre ero in giro per gli scaffali una tizia mi ha tirato dietro la schiena una risma da 500 fogli per la stampante! Un dolore fitto e inteso che mi ha fatto girare di scatto e riemergere in un lampo tutte le mie origini lancianesi a voce alta; di lì la guardo e mi rendo conto che era una montagna Samoana, l’essere xx più grande che io abbia mai visto in tutta la mia vita, in quel momento avrei preferito trovarmi sul Koko Head! L’ho guardata, ho accennato un sorriso e ho continuato le mie spese con il carrello che andava a 15 km orari, con l’ansia di incontrare anche il suo compagno e avvocato samoano.
Piccola parentesi… molti mi hanno detto e poi con un’inchiesta incrociata ho avuto la conferma, che dagli Stati Uniti (il continente) i poveracci, gli homeless ( leggete barboni) e i disturbati lievi vengono esiliati e spediti qui sulle isole perché il clima è buono e possono vivere tranquillamente sulle spiagge, parlando indisturbati con l’oceano. Beh volete mettere a fare i barboni alle Hawaii, in ciabattine e canotta! Potrebbero anche confondersi con il resto della popolazione! Una condizione  molto beat! Che mi fa pensare ad una sorte di escamotage grazie al quale  tutti possono vivere sereni evitando sensi in colpa per le mancate cure mediche necessarie a chiunque, pur non  essendo possessore di una cazzo di assicurazione sanitaria!
Solo che se vai nei centri commerciali è facile che te ne trovi qualcuno ben poco mansueto e interessato a sperimentare, da volenteroso tecnico del suono, l’impatto dell’oggetto x ( na risma de carta) sulla schiena del tizio y ( la sottoscritta) e non è piacevole!
Il giorno dopo, piena di speranza  come una colomba pasquale e con l’ardore di una garibaldina fiera e pronta a riunire il popolo italiano sotto un’unica bandiera, sono andata all’università!
Girando tra il Campus gigante con i suoi giardini da far invidia a Caserta e Versailles, sono arrivata all’edificio Moore Hall: il dipartimento di lingue straniere e cultura europea. Tra un piano e l’altro, durante la mia ricerca, ho avuto il piacere di conoscere Taylor, 27 anni di Seattle, erede legittimo del grunge anni 90’, professore di spagnolo! Proprio un bel tipo! (E qui leggeteci quello che vi pare, avrete senz’altro ragione) Mi ha gentilmente fatto da cicerone nel campus dandomi utilissime dritte su come muovermi per risparmiare un po’. Ma oltre alla lezione di economia domestica, Taylor mi ha presentato anche Chiara… una lettrice di italiano di 32 anni, romana, residente ad Honolulu da 9 mesi! Ohhh Sorella d’Italia ero pronta anche a stringermi a corte, infatti dopo una bella chiacchierata mi sono ritrovata invitata ad un party sud americano per la sera stessa a Chinatown, dove avrei incontrato anche tutti gli altri italiani presenti sull’isola!
Fiera della mattinata sono andata all’appuntamento preso con Giuseppe il vicentino al locale dove ho mangiato, fin’ora, meglio in assoluto: il Cheesecake Factory al centro di Waikiki, ristorante dove lavora Tatie, la ragazza di Michael il mio coinquilino, e ritrovo anche di tutti gli altri miei amici surfisti.
Dopo un paio di drink decidiamo di andare direttamente a Chinatown perché il primo venerdì del mese lì si organizzano mostre, concerti e sfilate, quindi non potevo di certo perdermi la serata più cool del mese! Preferiamo arrivarci in bicicletta, e a mo’ di coppietta anni 40’ iniziamo così la nostra traversata della city, lui alla guida e io seduta scomodamente su un sellino microscopico e di plastica. Incredibile… i turisti ci guardavano e ci fotografavano… mi sono sentita davvero un fenomeno da baraccone, almeno ho preso il posto e tolto dall’imbarazzo circa una ventina di hawaiiani che solitamente vengono fermati e fotografati come se i turisti stessero visitando uno zoo safari! Attraversato il quartiere koreano dedito alle case chiuse e ai locali di strip tease, (ed evito di raccontarvi che il mio accompagnatore voleva farmi vedere da vicino uno dei locali tanto per dovere di cronaca!!! Ecco a questo punto spero che voi abbiate capito chi è Giuseppe…) abbiamo osservato i grattacieli del cuore finanziario di Honolulu, poi ci siamo fermati un po’ sul porto vecchio e di lì dritti fino al cuore giallo.
Bellissimo… lo consiglio a tutti… da lì finisce l’America e inizia l’Asia… cambiano gli odori, i sapori, la lingua… pochissimo parlano l’inglese e l’idioma di riferimento è l’hawaiano.
Tra mille ristorantini decidiamo di fermarci per cena in uno vietnamita, poco frequentato ma con le fotografie esposte fuori da locale dei piatti tipici della loro cucina… dettaglio importantissimo, quando il menù è scritto di certo con caratteri non occidentali!!!
Ci accomodiamo e  un signore gentilissimo e sinceramente propositivo nei nostri confronti ci accoglie lasciandoci sul tavolo dei bei bicchieroni d’acqua, rigorosamente locale (leggete del rubinetto) pieno e stracolmo di ghiaccio della stessa provenienza!
Adesso anche se so che nelle Hawaii l’acqua è potabile e nessuno mai ha avuto problemi gastrointestinali, lì per lì, e soprattutto guardandomi intorno… una sottile linea di sudore gelato  ha attraversato in un attimo tutta la mia schiena.
Ordiniamo, così, a fidarci, degli involtini chiamati “spring rolls” : sfoglie di riso con all’interno insalata, papaia verde, gamberi e spaghetti di riso; serviti con una salsina buonissima di burro d’arachidi… mmh deliziosi davvero! Per primo però… è arrivata una zuppa di noodles con dentro l’immensità e l’infinito: resti di animali, frutta e verdura di stagione e spaghetti a volontà, il tutto all’interno di una scodella enorme che da noi si usa anche per lavare i piatti… no, non è vero… era una bella coppa, ma molto grande per una sola porzione e questo mi ha fatto immediatamente ricordare che non mi trovavo di certo in Asia. Non mi soffermerò a consigliarvi o meno la zuppa, è una questione di gusti, ci sono cose che così come se fossero fatte da mamma, o mangiate in qualsiasi altro posto a me non piacciono, quindi ripeto è solo questione di gusti.
Per concludere il pasto ho dovuto, sotto l’insistenza del mio commensale, provare “per forza” il caffè vietnamita: un cappuccino freddo, servito in un bicchierone tipo pinta, con ghiaccio, ghiaccio, ghiaccio e un paio di sottilissime cannucce.
Lasciataci Saigon alle spalle, abbiamo ripreso la bicicletta e siamo andati al famoso party!
Il club: Pipeline Cafè non era proprio nel quartiere più raccomandabile delle guide della Lonley Planet, ma si vede che molti vedendoci arrivare in bicicletta, deformati dalle esalazioni di aglio e trippa, hanno preferito addirittura evitarci! Ehhh queste so’ fortune!!! Entriamo e dopo aver contribuito alla costruzione di un ponte in Costarica(!!!) per soli $10 a capoccia, ci ritroviamo nel peggior locale di Caracas a bere ron!
Sapete che significa il termine Paradosso? Adesso ve lo spiego. Dunque il paradosso indica qualcosa che va contro il senso del comune e la verosimiglianza; una dimostrazione che giunge a conclusioni che sono smentite dall'esperienza comune o dall'evidenza empirica o risultano contraddittorie.
In poche parole: se vi trovate ad Honlulu, in un locale lontano dalle palme e i fiori, dove si fa la raccolta fondi per costruire un ponte in sud america e si balla per tutta la sera il reggaton e i vostri vicini di tavoli sono ballerini koreani bravissimi nella salsa, allora o state vivendo una situazione paradossale, o semplicemente siete in America!  Da lì a poco e grazie al terzo cicchetto di rhum mi sono buttata nella frenesia della salsa brasiliana facendo vedere a tutti i koreani presenti quanta maestria può esserci in una giovane donna italiana alle prese con un ballo latino! Dopo aver fatto una gran bella figura, ho ripreso il palo vicentino, salutato un po’ tutti e mi sono fatta riaccompagnare al posto di partenza per poter finalmente accomiatarmi dagli italiani, spero fino al mio ritorno  alle Alpi e agli Appennini. Ah dimenticavo… di italiani, quella sera, a parte Giuseppe, neanche l’ombra... e Chiara, da vecchia romanaccia, è riuscita a rifilarmi la prima sola del viaggio! Però almeno era presente Taylor che guardandolo e mi faceva voglia di andare dal deejay, sventolargli in faccia i miei capelli e fargli mettere Nevermind dei Nirvana a palla!
 
 
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Commenti

By: giacomo, il: 06.04.2009 09:04:47
bel racconto rita, mi piacciono tutti questi resoconti. ci dovrai fare un libro alla fine continua e raccontaci del tuo bel viaggio. l'italia e gli italiani li ritroverai tra qualche mese. assorbi tutto ciò che italiano non è e per farti passare la nostalgia, ti ricordo che siamo governati da berlusconi il quale ha già accennato il suo desiderio di incominciare a censurare i giornalisti. un bacio
By: Tiger, il: 13.04.2009 11:31:07
troppo divertente... troppo... sempre più brava Reeda..

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Nome:
ilcanetto
Età:
35 anni

The jumpers are back -...
25/11/2009, Australia

I 4 giromani che hanno vinto il concorso "The Big Jump" sono tornati.